Sede Corte di Giustizia Europea in Lussemburgo

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Diritto europeo e Diritto nazionale: Come il sovranismo tenta di scardinare la UE

di Antonio Picarazzi

L' intervista concessa al quotidiano La Repubblica da Francesco Lollobrigida, Capogruppo uscente alla Camera dei Deputati di Fratelli d'Italia, pone alcune riflessioni circa la portata vera dei risultati delle ultime elezioni politiche nazionali.

Lollobrigida lo conosciamo bene, ex militante del Fronte della Gioventù e del MSI negli anni novanta del secolo scorso, aderì, in quota Storace, ad Alleanza Nazionale dopo la svolta di Fiuggi, finì nel PdL berlusconiano e poi seguì Giorgia Meloni nell'avventura di FdI.

E' esponente credibile della destra sovranista e nazionalista e riflette le radicate convinzioni di quella parte politica. Noti sono i rapporti di FdI con questa destra europea e i richiami di Lollobrigida all'esigenza di rivedere la Costituzione Italiana perchè bella ma anziana (come se la vetustà costituzionale rappresentasse, di per sè, un limite) denotano l'approccio sostanzialmente revisionista al cuore della democrazia italiana e alle sue scelte fondamentali.

Non stiamo parlando di diritti civili, politici o sociali negati ma di qualcosa di più pericoloso e sostanziale.

Lollobrigida nell'intervista richiamata afferma testualmente che: "Il principio della sovranità del diritto comunitario su quello nazionale è oggetto di dibattito anche in altri paesi. In Germania la Corte costituzionale ha affermato che, fra i due sistemi normativi, prevale sempre quello che più tutela la popolazione tedesca. È un concetto che dovrebbe essere oggetto di riflessione. Anche perché nessuno pensa più, alla luce degli ultimi eventi, che l'Europa sia perfetta".

La Corte Costituzionale tedesca aveva messo, nel 2020, in discussione la partecipazione della BundesBank alle operazioni di Quantitative Easing avviate dalla BCE con l'avallo del Consiglio d'Europa e dello stesso Parlamento di Bruxelles.

Ricordiamo che con il QI la BCE è impegnata all'acquisto dei titoli di Stato emessi dai singoli Paesi dell'Unione al fine di stabilizzarne il costo sul mercato e trasferire liquidità a basso costo alle esauste casse nazionali dei vari Paesi coinvolti. 

Quella decisione, fino ad ora, ha consentito a Paesi strutturalmente deboli come l'Italia di stabilizzare la crisi e di evitare di accrescere ulteriormente il costo del debito pubblico che sarebbe gravato sulle tasche degli italiani.

Ma il punto finale della Corte Tedesca era un altro: mettere in discussione la prevalenza del Diritto Europeo, e quindi delle decisioni della Corte di Giustizia Europea, sul diritto nazionale dei singoli Paesi, invertendo l'ordine degli addendi e ribaltando, in tal modo, sia la sostanza dei trattati sottoscritti che un pricipio sino ad allora inviolabile perchè alla base dell'assetto del sistema europeo.

Medesima cosa ha fatto la Corte Costituzionale polacca nel 2021 riaffermando l'idea che è la Carta Europea a doversi adeguare alle Costituzioni Nazionali e lo ha fatto in un contesto fortemente segnato da lesioni fondamentali all'applicazione dello Stato di Diritto in quel Paese.

Le Istituzioni Europee hanno reagito avviando la procedura di infrazione sia nei confronti della Germania che della Polonia, per quest'ultima è stato limitato l'accesso ai fondi Next Generation EU (Il PNRR).

In Polonia si assiste allo strano caso di una Corte i cui membri sono nominati dal Governo centrale infrangendo la regola basilare dell'autonomia garantita all'ordinamento giuidiziario.

L' Art. 267 dei Trattati precisa che "la Corte di giustizia dell’Unione europea è competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale: a) sull’interpretazione dei trattati; b) sulla validità e l’interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione", ne discende che l'applicazione del Diritto Europeo è prevalente e che sono le costituzioni nazionali a doversi conformare ad esso e non il contrario.

La Costituzione Italiana, nella sua stesura originaria, conteneva tali presupposti ed è sufficiente citarne l'Art. 11, l'Art. 117 e l'Art. 119.

L' Art. 2 del TUE così recita: "L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini".

L' adesione alla UE avviene dietro sottoscrizione dei Trattati con l'impegno al loro rispetto e all'applicazione concreta dei principi e dei valori in essi esplicitati.

Lo Stato di Diritto è sintetizzato proprio nell' Art. 2 citato e la prevalenza del Diritto Europeo rappresenta il cuore e la sostanza dell'intero Trattato dull'Unione Europea.

L'attacco preannunciato da Francesco Lollobrigida all'asse portante dell'Unione ne definisce prospetticamente la sua trasformazione e la sua liquidazione sostanziale nei mille rivoli del nazionalismo e dei relativi interessi pomposamente definiti "nazionali", con una evidente distorsione dei termini e dei contenuti.

In effetti senza QI e PNRR l'economia nazionale italiana sarebbe naufragata e quegli interessi sarebbero stati sacrificati sull'altare di un patriottismo senza senso e del tutto inconcludente. E' palese che proprio con quelle scelte si è difeso l'interesse nazionale e lo si è fatto in un quadro di evoluzione degli equilibri europei e non certo di approssimata e demagogica limitazione dei poteri che ne derivano.

Tanto più in una fase come questa segnata dal perdurante aggravarsi della crisi energetica e dall'inasprirsi dei conflitti internazionali. Senza il concerto europeo ciascun paese verrebbe lasciato in balia di se stesso con evidenti e naturali difficoltà per quelli strutturalmente più deboli, tra questi ovviamente c'è l'Italia.

Rafforzare l'Unione Europea rappresenta il noistro vero interesse nazionale.

Non c'è dubbio che la visione della UE sia in questa particolare fase storica sotto attacco anche per errori insiti nel processo di costruzione europeo e negli indirizzi che, sul piano economico, hanno pesantemente influenzato le scelte dei paesi aderenti.

La risposta, però, non è nella regressione nazionalistica ma nell'incrementare la spinta propulsiva dell'ideale Europa favorendo quel salto di qualità che era alla base dell'approccio dei Padri fondatori.

L'idea originaria trovava fondamento nella lezione impartita al nostro continente e al mondo intero dalle cause e dagli effetti delle due grandi guerre mondiali. Il conflitto degli interessi nazionali, e i rispettivi egoismi economici, furono la causa scatenante di quei massacri e l''Europa Unita rappresentò, all'alba del secondo dopoguerra, il sogno e la speranza di popoli piegati da lutti, distruzioni, massacri indiscriminati e rovine collettive e individuali, dopo una stagione di totalitarismi assassini e liberticidi.

La UE è l'idea anti nazionalista e democratica, lo Stato di Dirittto appunto, capace di assicurarci un futuro migliore e diverso e, all'interno di questa idea, è sempre più necessario agire per migliorarne equilibri, poteri, assetti costituzionali e superamento dei sovranismi idioti.

Inoltre, l'indebolimento dell'Europa favorirebbe esclusivamente gli interessi delle grandi potenze, tipo USA, Russia e Cina, segnando profondamente anche la debolezza di ciascun paese membro.

E' palese la contraddizione di chi predica il sovranismo e la regressione dell'impianto europeo e, contestualmente, approfitta a mani basse dei finanziamenti europei e degli strumenti strategici finanziati da tutti i membri dell'Unione, quindi da tutti i cittadini dell' Europa Unita.

Il Quantitative Easing, il PNRR e gli altri Fondi Ordinari rappresentano il punto di coesione reale dei Paesi dell'Unione, così come la difesa dei diritti sociali, politici e civili dei popoli che ne costituiscono la constituency.

E' necessario forzare il processo e passare dall' Unità Economica a quella Politica perchè solo in questa prospettiva è possibile salvaguardare il nostro futuro.

In questo il sovranismo è pericoloso: tenta di racchiudere entro gli angusti confini nazionali contraddizioni che, all'opposto, hanno bisogno di uno scenario più vasto per essere risolte. In questo modo quelle stesse contraddizioni non troveranno soluzione e diverranno, come già sta accadendo, la causa scatenante dei conflitti, anche armati.

L' Europa non è delle Nazioni ma dei Popoli nella misura in cui sarà in grado di proporsi come un' opportunità reale per il benessere comune e come valore aggiunto per ciascuno di noi in termini di ampliamento dei diritti e della democrazia, favorendo reali processi di partecipazione alla costruzione di un percorso unitario difficile ma esaltante.

Sta tutta qua la differenza tra Destra e Sinistra in questa precisa fase storica, l'Europa e la sua Idea ne rappresentano lo spartiacque sostanziale. Se perde l'Europa perdiamo tutti e per ciascuno di noi verrebbe a delinearsi un futuro più fosco e meno attraente.

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