Le ragioni dell'Ucraina sono le ragioni della Pace

La fine della Seconda guerra mondiale avrebbe dovuto segnare anche il trionfo della Pace nel mondo, questa era almeno la speranza dei popoli usciti distrutti dal terrore bellico scatenato dall’offensiva nazista e nazionalista e dalla conseguente reazione dei popoli aggrediti.

L’ONU in quel periodo rappresentò l’evoluzione naturale di quelle speranze. Un mondo in cui la prassi della Pace e del pacifico confronto, a tutela dei diritti inalienabili delle Nazioni e dei Popoli, fosse assolutamente l’unico paradigma di riferimento. Eppure, così non fu.

Un mondo diviso in blocchi di potere, tra opposti imperialismi governati da opposti e diversificati interessi, aveva dentro la scintilla della guerra.

Attualmente nel mondo ci sono almeno 40 conflitti di tipo locale o regionale sostenuti dagli opposti imperialismi che si confrontano preferendo la guerra e non la via della diplomazia e del negoziato, con ciò sacrificando intere nazioni al dolore imposto dalla guerra stessa. L’ACLED ha certificato che dal 30 luglio 2020 al 30 luglio 2021 il nostro Pianeta ha vissuto quasi 100.000 situazioni di conflitto, tra sommosse, scontri armati, proteste, violenze contro civili, attentati.

L’Europa, che attraverso la UE aveva pensato di poter costruire un’area di stabilità governata dalla diplomazia fondata sul buon senso, ha conosciuto prima la guerra fredda e poi le conseguenze della sua fine improvvisa. La convenienza economica non genera la Cultura della Pace, anche perché quest’ultima è completamente sganciata dai modelli che quelle stesse convenienze consumistiche hanno generato nel corso degli anni.

Quell’impostazione ha reso evanescenti i tentativi liberaldemocratici, mentre la sconfitta storica, del resto inevitabile, del modello sovietico ha distrutto qualsiasi speranza legata al cambiamento in senso egualitario delle nostre società, non solo di quelle occidentali. La terza via socialdemocratica semplicemente non esiste, nonostante potesse rappresentare l’unica ancora di salvezza.

Nazionalismi, sovranismi, populismi, estremismi, integralismi culturali e religiosi hanno preso il sopravvento. La liberaldemocrazia ha generato il mostro del neoliberismo a cui anche la parte egemone della sinistra si è ormai inchinata. In un quadro siffatto si inserisce il massacro perpetrato ai danni del Popolo Ucraino dall’oligarchia russa. L’oclocrazia, in verità, alimenta la stessa oligarchia e distrugge sistematicamente tutte le casematte della democrazia.

Questa malattia alimenta l’infantilismo di quanti, attraverso semplificazioni progressive, ritengono che sia più utile piegare la realtà alla propria verità piuttosto che opporre a tale drammatico scivolamento verso la più stupida delle irrazionalità le prerogative della ragione. Il mondo occidentale, gravido ed opulento, sonnecchia dinanzi alle morti indotte dall’asimmetrica distribuzione dei poteri imperiali nel pianeta. Si risveglia improvvisamente quando tali morti e tali tensioni sembrano disturbare quella stessa opulenza, a prescindere dalle appartenenze. Sull’Ucraina, oggi, registriamo le posizioni più varie.

Alcune di esse mi hanno particolarmente colpito. Soprattutto quando rappresentano il collegamento naturale tra le posizioni di una certa destra (Salvini) e di una certa sinistra imbelle, sfascista, prigioniera di fasti ormai spenti dallo scorrere della Storia che ha sepolto quelle esperienze sotto tonnellate di detriti inamovibili.

Né qui intendo ripercorrere l’involuzione di quella impostazione originaria; semplicemente non mi interessa, sarebbe come parlare dei dinosauri e tentare di riportarli in vita attraverso manipolazioni futuriste di un DNA che ha perso tratti, valori e prospettive. Un’altra occasione persa per tentare di ricostruire qualcosa di nuovo, diverso, migliore; per tentare di riconnettere esigenze sociali e piattaforma politica di cambiamento e trasformazione.

Così non è stato e così non sarà per un lungo periodo; tutto è divorato dalla bestia irrazionale del decadentismo politico, ed è questa la vera vittoria del neoliberismo che ha generato i tanti -ismi negativi che conosciamo. I russi colpiscono un ospedale pediatrico? Subito sui social gli epigoni di Bruto pubblicano i dolorosi ricordi degli ospedali di Belgrado colpiti dagli aerei NATO nel 1999, se non addirittura altro. Ma Bruto, come i suoi epigoni, era un Uomo d’Onore. Come se avessimo bisogno che quotidianamente qualcuno ci ricordasse che al dolore odierno è necessario sommare quello del passato, anche recente.

Nessuno ha dimenticato, soprattutto chi scrive. In molti di noi quelle immagini sono ancora presenti, così come sono presenti le fotografie di quanti, nel nostro Paese, concordarono sulla necessità dell’intervento militare nella ex Jugoslavia inviando aerei e bombe con partenza dagli aeroporti militari italiani.

Tutti sappiamo da chi erano formati quei Governi e tutti conosciamo anche i Partiti Politici che di quei Governi facevano parte. Così come quelli che, dopo aver baciato le mani a Gheddafi, offrirono supporto logistico per bombardare la Libia fregandosene dei diritti dei Popoli e degli interessi nazionali italiani. Se era giusto e necessario sostenere il Popolo Serbo bombardato dalla NATO, se è giusto e doveroso sostenere il Popolo Palestinese (guidato da altri e non certamente più dall’OLP) sottomesso da Israele con il beneplacito di tutti i Governi Occidentali e Orientali (comprese Russia e Cina), se è stato giusto sostenere il Popolo vietnamita è altresì giusto e doveroso sostenere il POPOLO UCRAINO aggredito dall’Imperialismo oligarchico e nazionalista russo. Se era giusto inviare armi al Popolo Vietnamita, e lo fecero l’URSS e la Cina non certo perché spinti da semplice e pura solidarietà internazionale nello scontro tra opposti imperialismi, è altresì giusto consentire al Popolo Ucraino di difendersi perché questo è e deve essere un diritto riconosciuto a tutti i Popoli aggrediti da un paese straniero. Per difendersi dalle aggressioni occorrono le armi e non le felpe o le bandiere, meno che meno gli slogan afoni di un pacifismo imbelle.

La Pace si conquista e si difende, a chi vuole la guerra i Popoli possono solo opporre la propria voglia di difendere sé stessi e i valori della Pace. Soprattutto, la Pace non è un bene riservato ai soliti puristi. Essa è un Valore universale e un Paese aggredito ha il diritto di difendersi. Solo così è possibile giungere ad una pace onorevole con l’aggressore, specialmente quando questi è sicuramente più potente e militarmente sovrastante.

Ho sentito, letto, ascoltato tronfi uomini, o donne, dare giudizi sommari seduti comodamente davanti al caminetto, gustando una birra o un bel bicchiere di vino rosso. Zelenskij è uguale a Putin; Zelenskij si deve arrendere; Zelenskij è nazista; la NATO si è estesa troppo a Est minacciando gli interessi nazionali russi. Sono le stesse persone che, abbandonata la diatriba pandemica, oggi si scoprono strateghi militari, professionisti della geopolitica, storici del Panslavismo e della Grande Madre Russia, cultori della Pace intesa proprio come un virus e non come una conquista. Ciò che sembra raccordare queste posizioni tra loro non è semplice antiamericanismo di maniera, ma un più profondo malessere occidentale che è diventato tale sotto l’onda della sconfitta dei modelli tradizionali, siano essi culturali, politici, sociali o economici. Sono i tanti -ismi rammentati ad aver scatenato tale connessione degli opposti e ad aver ricucito la lacerata bandiera dell’irrazionalità.

A Mosca governa uno zar spietato che ha sovvertito, per esempio, la grande intuizione leninista, poi distrutta da Stalin, di una unione di repubbliche fondata sull’autodeterminazione dei Popoli e sulla reversiblità di quel patto costitutivo (Costituzione URSS 1924). È del tutto normale, ovvio e persino banale privilegiare la Pace; nessuno ce lo deve ricordare.

Nessuno si domanda perché i Paesi dell’Est Europa, con Governi legittimamente eletti, abbiano consapevolmente preferito schierarsi sotto l’ombrello della NATO. Sono gli stessi Paesi in cui, in gran parte, la destra sovranista e populista governa con ampio consenso popolare; questo dopo 70 e più anni di dominio sovietico.

Fatta la domanda, ecco la risposta. Quel sistema ha fallito non tanto il confronto con l’economia occidentale, ma ha perso su un terreno ancora più vitale: non è riuscito a instillare nulla nella coscienza dei Popoli sottomessi perché nulla aveva da offrire. Quel sistema è stata la tomba dell’idea di socialismo e dei diritti delle Persone. “… noi ci vediamo costretti a rivendicare all’interno del patto Atlantico, patto che noi non mettiamo in discussione, il diritto dell’Italia di decidere in modo autonomo del proprio destino…”, lo disse Enrico Berlinguer, cioè il Segretario Generale del più grande Partito Comunista occidentale. È da questo che è necessario ripartire per ricostruire l’idea stessa del Socialismo. Berlinguer aveva una visione progressiva della Democrazia, avendo altresì compreso bene che le collocazioni internazionali vanno gestite all’interno di un percorso diverso dal passato senza rinunciare mai all’idea del cambiamento.

Putin con la sua mossa omicida e suicida ha ottenuto un solo risultato: il ricompattamento del fronte NATO, il riarmo della Germania, il timore dei Paesi dell’Est Europa, e anche dei paesi storicamente neutrali come Svezia e Finlandia, che li ha spinti ancora di più tra le braccia degli statunitensi. Ciò che è assente è semplicemente l’Europa, un gigante economico senza alcuna dignità e autonomia politica, diplomatica e militare.

Fino a che non si scioglierà questo nodo sostanziale il mondo vivrà degli appetiti tripolari delle tre grandi super potenze. È stata proprio l’Europa a privilegiare il cinguettio con Putin nel corso degli anni, anziché trasformarsi nello strumento del progresso economico, sociale e culturale dell’intero continente in un contesto di pacifico rispetto dei diritti di tutti. L’Europa, cioè, non è diventata un modello, ma un semplice orpello nella più vasta regolamentazione delle convenienze economiche a sostegno della visione neoliberista e globale dell’espansione capitalistica basata sulla finanziarizzazione di tutte le sue leve.

Questo però non ci libera dall’incombenza morale, e anche politica e strategica, di sostenere la resistenza ucraina. Per arrivare al negoziato, più volte impantanato proprio dalle tattiche russe, è necessario trovare degli equilibri diversi perché la Pace è duratura esclusivamente se poggia su equilibri che la rendono conveniente. A meno che qualcuno non voglia sacrificare l’Ucraina sull’altare della Pace unidirezionale, utile semplicemente per assopire le coscienze e a non disturbare la nostra opulenta pigrizia. Putin non è San Francesco d’Assisi; è un manipolatore di verità ed è, in questo momento, il nemico principale della Pace.

Le contraddizioni vanno affrontate una alla volta, senza dimenticare mai di contestualizzare l’azione politica. Esiste l’utopia imbelle e poi c’è la realtà fattuale, la sinistra si deve muovere all’interno di questa realtà senza mai dimenticare le lezioni impartite dalla Storia e dagli errori degli Uomini e delle Donne che l’hanno popolata. La Sinistra si deve rifondare approdando, finalmente, ad una visione della Democrazia diversa dai modelli fuorvianti coltivati nel tempo; un tempo ormai definitivamente sepolto nel dimenticatoio della coscienza collettiva.

Senza una tale prassi l’attrazione degli estremismi irrazionali, a sostegno di una ben diversa e più oggettiva razionalità schierata a difesa di interessi imperiali precostituiti, verrebbe a saldarsi in maniera definitiva non lasciando più spazio alle differenze che, all’opposto, debbono essere coltivate per opporre al sonno della ragione la vitalità dell’intelligenza e della voglia reale del cambiamento. Un articolo come questo, per quanto sconnesso, in Russia non sarebbe stato pubblicato e il suo autore sarebbe finito preventivamente in galera. Stessa fine avrebbero fatto le migliaia di persone che hanno in questi giorni manifestato alla luce del sole in Italia chiedendo una Pace fondata su parole d’ordine non certo in sintonia con la vulgata del mainstream.

“Preferisco la peggiore delle democrazie alla migliore delle dittature”, resto ancora d’accordo con Sandro Pertini.

di Antonio Picarazzi, 25 marzo 2022