Marco Giardini insegna presso l'Istituto d'Istruzione Superiore di Via Roma 298 Guidonia, è collaboratore esterno del Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma "La Sapienza ", è ricercatore e curatore di molti studi naturalistici, ambientali e botanici. Si occupa da sempre degli aspetti naturalistici del Parco dell'Inviolata e di quelli dell'area del SIC/ZSC

Marco Giardini, intervento Audizione Congiunta Commissioni Regionali Ambiente e Urbanistica del giorno 8 settembre 2020

I VALORI NATURALISTICI DEL PARCO DELL’INVIOLATA E DELLA ZSC DEI TRAVERTINI:

tutto quello che non si legge sugli articoli pubblicati in merito all’audizione congiunta delle commissioni ambiente e rifiuti della Regione Lazio a proposito del TMB dell’Inviolata e dell’area Stacchini

di Marco Giardini

Ho letto su vari siti internet diversi articoli relativi alle due audizioni congiunte delle Commissioni VIII - Agricoltura, ambiente e X - Urbanistica, politiche abitative e rifiuti della Regione Lazio che si sono svolte lo scorso 8 settembre, nei quali nessuno si è degnato minimamente di scrivere qualcosa in merito agli aspetti naturalistici da me riferiti sulle due aree in questione, quella dell’Inviolata per quanto riguarda il TMB e quella della ZSC IT6030033 “Travertini Acque Albule (Bagni di Tivoli)” per la questione Stacchini, aspetti evidentemente fondamentali, trattandosi di due aree naturali protette. Ritenendo di avere titolo sufficiente per farlo, e certo di non aver detto enormi stupidaggini, provvederò io stesso ad illustrarli pubblicamente ma, prima di iniziare, vorrei complimentarmi con i giornalisti che hanno scritto sull’audizione per la qualità, l’imparzialità e la completezza delle informazioni riportate nei loro articoli… Iniziamo dall’Inviolata, Parco Naturale Archeologico Regionale istituito nel 1996 (L.R. 22/96). Area di eccezionale valore paesaggistico, naturalistico, storico ed archeologico purtroppo deturpata, anche a livello di immagine, dalla presenza di una delle più grandi discariche del Lazio, dal 2014 fortunatamente non più attiva, che ha fatto sì che per molti anni la popolazione sentisse parlare di quest’area, di fatto, solo per la discarica e il TMB e non per le sue, pur notevoli, ricchezze. Questo anche perché la gestione di quest’area protetta non è stata mai avviata dal Comune di Guidonia Montecelio, ente gestore designato dalla Regione Lazio. Per ben 20 anni l’attenzione sull’area protetta è stata tenuta viva, con grande fatica e dispendio di tempo e denaro, solo dalle associazioni ambientaliste e culturali del territorio e, in particolare, dall’Associazione culturale ambientalista onlus “Amici dell’Inviolata”, che si è impegnata per migliorare la conoscenza dei valori del Parco con studi e ricerche, a valorizzare l’area protetta mediante attività nelle scuole, iniziative di carattere sportivo, convegni e pubblicazioni, e a combattere gli abusi e i continui attacchi a cui l’area è stata sottoposta negli anni, sostituendosi, di fatto, agli enti pubblici. Soltanto nel 2016, sempre su sollecitazione dell’Associazione “Amici dell’Inviolata”, la Regione Lazio ha assegnato in gestione l’area protetta al Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili (L.R. 64/16), che ha finalmente sbloccato una situazione che sembrava ormai essersi fossilizzata. In questi anni il Parco dei Lucretili ha fatto molto per l’avvio dell’area protetta (logo, piano di gestione, piano socio-economico) e si apprestava, già alla fine dello scorso anno, a realizzare la tabellazione perimetrale che, tuttavia, non è ancora stata realizzata. Per il suo elevato valore paesaggistico l’area del Parco, insieme a quella di alcune altre vaste tenute agricole (Tor Mastorta, Pilo Rotto, Inviolata, Tor dei Sordi, Castell’Arcione e altre) rimaste scarsamente interessate da fenomeni recenti di urbanizzazione, è stata dichiarata di notevole interesse pubblico con D.M. del 16 settembre 2016. Si legge sul sito del Ministero dei Beni Culturali che l’area “appare composta da un insieme particolarmente armonico di elementi agricoli e naturali, e conserva al suo interno interessanti esempi di insediamenti agricoli tipici della Campagna Romana, inscindibilmente coniugati con numerosissime preesistenze architettoniche (castelli, torri) e archeologiche di grande rilevanza storico-artistica, che testimoniano l'antica vocazione rurale di questi luoghi, rimasta pressoché inalterata sino ai nostri giorni”. Ma l’area conserva inoltre un’enorme ricchezza naturalistica. I primi studi, del tutto preliminari, da me svolti nella seconda metà degli anni ’90, confermarono che si trattava di un’area di notevole interesse dal punto di vista botanico e zoologico. I risultati di questi studi furono pubblicati in un volume edito nel 2005, ancora una volta, dall’Ass. “Amici dell’Inviolata”. In tempi più recenti (2016-2018) l’area è stata oggetto di studi sulla biodiversità da parte della Società Romana di Scienze Naturali, che hanno evidenziato la presenza di specie rare e di grande interesse conservazionistico e portato alla realizzazione di un certo numero di lavori scientifici e divulgativi. Solo per dare qualche numero questi studi hanno portato all’individuazione di quasi 180 specie di vertebrati, di oltre 500 specie di insetti, di quasi 500 specie di piante. Tra queste si annoverano specie rare nel Lazio, specie protette (da norme regionali, nazionali e comunitarie) e/o di grande interesse conservazionistico. Gli studi naturalistici sul Parco e aree limitrofe sono ancora in corso da parte dell’ANVA (Ass. Naturalistica Valle dell’Aniene), che ha già portato ad oltre mille le specie animali censite e che continua a fare interessanti osservazioni su un’area che non finisce mai di sorprendere. È evidente, alla luce di tutto ciò, che l’avvio del TMB all’Inviolata sia incompatibile e improponibile se si vogliono davvero conservare i valori per cui l’area protetta è stata istituita e per i quali questa ed altre aree sono state dichiarate di notevole interesse pubblico (e vorrei ribadire pubblico, cioè NON privato…). E veniamo ai travertini… Area, di grande sensibilità geologica (è una delle tre aree individuate dalla Regione Lazio come aree a rischio sinkhole), devastata dal più totale caos urbanistico. Malgrado tutto è riuscita a conservare ancora, almeno in parte, gli eccezionali valori naturalistici (oltre che storici e archeologici) di cui è dotata. Su quest’area, ed in particolare su ciò che si è riusciti a tutelare di quest’area, cioè la ZSC precedentemente citata, si sentono spesso affermazioni talvolta assurde e ridicole. Davvero singolare il fatto che certe affermazioni vengono diffuse addirittura dallo stesso Comune di Tivoli, e questo è un po’ più grave, perché gli amministratori dovrebbero avere un’idea di cosa si stia parlando, tanto che da far pensare (per assurdo…) che certe affermazioni vengano fatte solo allo scopo di sminuirne l’importanza agli occhi della popolazione. Solo per fare un esempio si legge spesso che la ZSC sarebbe stata istituita per via della presenza di un lichene raro. Provate a fare una ricerca in internet usando questi termini: Stacchini lichene raro. Vi accorgerete che questa storiella circola da almeno un paio di anni, da quando cioè ha preso il via la proposta di “riqualificazione” (mediante cementificazione grazie ad un progetto presentato da privati) dell’area Stacchini, compresa in parte all’interno della ZSC (che, ricordo, è un’area protetta europea, facente parte della rete europea di aree protette “Natura 2000”). La proposta è stata fortemente difesa, nell’audizione in Regione, dall’assessora all’AMBIENTE (!) del Comune di Tivoli. La fanfaluca del lichene raro è stata poi ovviamente ripresa da giornali, siti internet e gruppi Facebook, per cui oggi, tutti sono convinti che la barzelletta del lichene raro sia vera. Ma dopo la prima mezza risata (perché anche come barzelletta non fa molto ridere…) vediamo come stanno veramente le cose. La ZSC in questione è stata infatti istituita per via della presenza di ben 4 diversi habitat oggetto di tutela dalla Direttiva 92/43/CEE (cosiddetta Direttiva Habitat). Ho detto 4 habitat, dove habitat sta a significare non un lichene, ma un intero, particolare, ambiente, con licheni, piante e, di conseguenza, animali, suolo, acqua, aria… Parliamo cioè di interi ecosistemi… non di un lichene… Non solo, ma i quattro habitat in oggetto sono tutti PRIORITARI! Cioè di particolare rarità e interesse, e quindi oggetto di tutela prioritariamente rispetto ad altri habitat, comunque tutelati dalla stessa direttiva. Per chi volesse approfondire (internet, a chi sa ben leggere, offre davvero tante informazioni…), gli habitat della ZSC dei travertini sono i seguenti: - 6110*: Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi - 6220*: Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea - 7210*: Paludi calcaree con Cladium mariscus e specie del Caricion davallianae - 7220*: Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion) Quindi, spero sia chiaro, non si tratta affatto di un lichene raro… Quest’area è stata oggetto di attenzione e di studi da parte di scienziati, artisti, docenti, scuole, associazioni, comitati, per tempi lunghissimi. Pensate che nel ‘700 ai turisti del Grand Tour che da Roma si recavano a Tivoli la gente del luogo vendeva quelli che erano comunemente chiamati “confetti di Tivoli”, che non erano altro che foglie di alcuni arbusti che vivono nell’area incrostate di travertino che si depositava dalle acque sulfuree presenti nell’area, prodotti cioè negli ambienti del Cratoneurion appunto, uno degli habitat per cui la ZSC è stata designata! Nei “Principi di geologia” di Charles Lyell (1830), che segnano la nascita della moderna geologia e che Darwin portò con sé nel suo celeberrimo giro intorno al mondo, si parla abbondantemente dei travertini di Tivoli… Ma veniamo a tempi più recenti. L’elevato valore botanico dei travertini è stato messo in piena evidenza nel 1947 dal botanico guidoniano Giuliano Montelucci, tra i più noti botanici italiani del ‘900, che per primo ne richiese la tutela. Nel 1971 l’area compare nell’elenco del “Censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia” pubblicato dalla Società Botanica Italiana e in un secondo elenco di aree da tutelare pubblicato da CNR e Ministero dei Lavori Pubblici. Nel 1973 (prima legislatura della Regione Lazio) fu presentata una proposta di legge per l’istituzione di 4 aree protette, tra le quali quella dei travertini. Nel 1982 l'area, indicata con il nome "Sorgenti Albule e Platea dei Tartari" è inclusa in uno studio della Comunità Europea finalizzato alla mappatura dei biotopi di particolare importanza per la conservazione della natura in Europa ("Biotopes of signifiance for nature conservation"). Nel 1992 viene emanata la Direttiva Habitat e nel 1995 l’Italia invia all’Unione Europea l’elenco dei Siti di Importanza Comunitaria proposti (SICp), tra i quali l’area del travertini. Negli anni successivi il lavoro di studio, conoscenza, valorizzazione, tutela dell’area iniziato da Montelucci è stato continuato da altri, me compreso, con l’appoggio di molte associazioni ambientaliste e culturali del territorio. Risale al 1999 la mia prima segnalazione sul degrado proprio dell’area Stacchini, nella quale si faceva senza particolari problemi moto cross e sulla quale, già da allora, si gettavano tranquillamente rifiuti, che non erano certamente i nomadi a portare, ce ne erano già molti allora (e molti altri ne sono arrivati dopo…). Io stesso, in un convegno organizzato nel 2000 al Liceo Majorana di Guidonia mostrai le foto del degrado, che furono poi pubblicate nel 2002 anche negli atti del convegno, da me curato. Il degrado, quindi, è iniziato ben prima dell’arrivo tanto sbandierato dei ROM, che di certo ha comunque fortemente peggiorato la situazione. Grandissime responsabilità ha certamente avuto, in questo, la Soc. Stacchini, proprietaria dell’area, ma dal 1995, quando l’area è stata individuata come SICp, la responsabilità di mantenere in buono stato gli habitat che l’area conservava era anche degli enti pubblici preposti… Insieme a varie associazioni e comitati nel 2006 è stata presentata alla Regione Lazio la proposta di istituzione di ben 4 monumenti naturali nell’area dei travertini e, per far conoscere i valori per cui chiedevamo la tutela più stringente di quelle aree, pubblicammo un libro riccamente illustrato nel 2007. Numerose, anche negli anni successivi, le iniziative da noi effettuate volte alla conoscenza e alla valorizzazione dell’area, non mi metterò a farne l’elenco… Voglio però ricordare il contributo importante della Provincia di Roma, che produsse nel 2006 il Piano di gestione dell’area, del quale si occupò la Dott.ssa Anna Guidi, per chiudere poi, finalmente, con la designazione della ZSC nel maggio 2019. Altra amenità che spesso viene riportata è che quest’area sarebbe ormai troppo degradata e quindi non meriti più di essere tutelata. Non c’è dubbio che si tratti di un’area degradata, ma gli habitat sono certamente presenti, e dove non lo sono più per la presenza di sentieri e immondizia potranno ricostituirsi in brevissimo tempo una volta bonificata l’area, considerato che gran parte delle specie che formano questi habitat è costituita da specie annuali di piccolissime dimensioni. Ricordo inoltre che la Direttiva Habitat (art. 3) impone non soltanto il mantenimento degli habitat ma, ove necessario, il loro ripristino. Perciò, ciò che va veramente fatto, è la bonifica dell’area. Incredibile che si voglia favorire un progetto privato e la cementificazione di ettari di una ZSC motivando il tutto con la necessità di bonificarla: la si bonifichi e basta! Ed è questo, e solo questo, il vero interesse pubblico… Ma non basta, bisogna anche dire che, oltre al vincolo legato alla presenza della ZSC, le aree all’interno dell’area protetta coperte da vegetazione legnosa, costituita per lo più da sclerofille sempreverdi mediterranee, sono a tutti gli effetti aree boscate e, in quanto tali, vincolate. La presenza delle aree boscate, inoltre, comporta automaticamente la presenza del vicolo paesaggistico. Insomma, per concludere, spero sia chiaro perché quest’area debba essere tutelata. Nei 72 anni che intercorrono tra la pubblicazione nel 1947 del lavoro di Montelucci alla designazione nel 2019 della ZSC, nel corso dei quali la piana delle Acque Albule è stata letteralmente devastata, decine e decine di persone di cultura, ricercatori, scienziati, storici, archeologi, enti pubblici, associazioni e comitati si sono occupati della tutela e della valorizzazione di quest’area cercando di far conoscere i valori eccezionali che essa conserva, valori che molti degli stessi abitanti, ma solo per la non conoscenza di questi argomenti e ancor più per la cattiva informazione fornita loro, sembrano, incredibilmente, decisi a voler distruggere…