Perchè è POSSIBILE e NECESSARIO il Referendum sulle TERME

di Antonio Picarazzi, 22 settembre 2018

 

 

Il 6 agosto del 2018 il Consiglio Comunale di Tivoli venne convocato, in pieno periodo feriale e con procedura frettolosa, per approvare la proroga della subconcessione concessa dallo stesso Comune di Tivoli alla Società Terme Acque Albule SpA.

 

E' noto che attualmente la Società è partecipata al 60% dal Comune di Tivoli e per il restante 40% da privati riconducibili a Bartolomeo Terranova, proprietario della Sirio Hotel.

 

Il processo di privatizzazione che fu all'origine di tale assetto societario venne aspramente criticato e causò anche ricorsi in Tribunale e una crisi dell'Amministrazione Comunale.

 

Dal 2008 in poi le elezioni comunali a Tivoli hanno avuto al centro del dibattito proprio il destino delle Terme, con accuse campate in aria e con atti non esattamente contrari a quell'assetto approvati proprio dalle Amministrazioni che avevano sollecitato consensi per cambiare lo stato delle cose e consentire all'Ente Locale di riappropriarsi della totalità della partecipazione in seno alla società termale.

 

Non è certo un mistero che fu l'Amministrazione Gallotti ad approvare la lottizzazione di Piazza Catullo su un terreno vincolato, per delibera del Consiglio Comunale del 2007, alla edificazione di immobili connessi esclusivamente all'attività turistico termale della società.

 

Insomma, si fece esattamente il contrario di ciò che era stato promesso.

 

In questi casi la volubilità politica è evidente proprio perchè è l'accusa a compiere l'omicidio perfetto  portando a compimento l'atto che originariamente era stato contestato all'accusato.

 

Le Terme hanno da sempre caratterizzato la vita politica di Tivoli con asprezze dialettiche, denunce penali, esposti, promesse, proposte e sicumere varie.

 

Nel 2008 si pensò anche di avviare la completa privatizzazione della società ricorrendo al cosiddetto azionariato popolare e spacchettando la partecipazione pubblica in più blocchi al fine di facilitare la procedura e la collocazione sul mercato di ciascun blocco.

 

Dopo una prima approvazione  in Giunta e l'avvio di uno studio preliminare non se ne fece più nulla.

 

Chi scrive era presente in quella Giunta ed approvò la proposta.

 

Fortunatamente due cose impedirono di proseguire su quella strada:

 

1) La diversità di opinioni presente sul problema specifico all'interno della Maggioranza, tanto da indurre una parte di essa a ripensare l'intera operazione ( anche su pressione della Minoranza ed è giusto ricordarlo );

 

2) La fine anticipata di quella Consigliatura .

 

Ora siamo giunti ad un altro avvincente capitolo di questa stancante soap opera in salsa tiburtina che emana odore di zolfo e ci riporta ai gironi infernali di dantesca memoria.

 

Nel programma del 2014 il Prof. Giuseppe Proietti, rispettato studioso di Storia dell'Arte con un Curriculum virtuoso trascorso in seno ai fasti del MIBACT attraversando i ruscelli tortuosi del potere e del clientelismo democristiano ( Lui stesso esponente a livello locale di quel Partito negli anni settanta ), propose alla Città di avviare una procedura di riacquisizione della partecipazione in mano al socio privato per definire, attraverso una Gara Pubblica, la successiva completa privatizzazione della società.

 

Affermando ciò il Prof. Giuseppe Proietti era conscio della portata della sua proposta e era ben edotto su ciò che essa avrebbe comportato sia in termini finanziari che in quelli più propriamente sostanziali e formali a carico dell'Ente Locale.

 

Conosceva i contenuti dei Patti Parasociali intercorsi tra i soci all'atto della parziale privatizzazione e, soprattutto, aveva riflettuto sulle opzioni PUT e CALL presenti all'interno di quei Patti.

 

Non possiamo dire che il Prof. Giuseppe Proietti non conoscesse quegli atti e i suoi contenuti.

 

Non lo possiamo dire perchè andremmo a scalfire con profondità la sua credibilità e la sua serietà.

 

Anche perchè, nel caso potessimo dirlo, potremmo rinfacciare al Prof. Giuseppe Proietti di aver, alternativamente, :

 

1) Raccontato una balla ai Tiburtini;

 

2) Non essere all'altezza della situazione per il semplice fatto di aver fatto promesse senza i necessari ed imprescindibili approfondimenti.

 

Il Prof. Giuseppe Proietti ha avuto QUATTRO anni e MEZZO a disposizione per poter realizzare ciò che aveva nello specifico promesso.

 

In effetti ha nominato un nuovo CdA ed un nuovo Presidente della Società profittando della scadenza dei Patti Parasociali, ha altresì indicato saggi e consulenti ed ha sicuramente informato la sua Maggioranza sull'evoluzione dei fatti.

 

A dire il vero sembra invece , e lo dicono i suoi stessi Consiglieri con dichiarazioni pubbliche, che la Maggioranza Consiliare, nella sua intierezza come soggetto collettivo, poco o nulla sappia di tali tortuosissimi percorsi.

 

Sicuramente nulla è stato detto al Consiglio Comunale che pure ha la funzione principe di controllo e verifica sugli atti amministrativi.

 

Soprattutto nulla è stato detto alla Città.

 

E torniamo al 6 agosto.

 

A quella notte in cui la Maggioranza, dinanzi ad un Consiglio non informato sulla strategia di riferimento adottata dal Prof. Giuseppe Proietti, ha deliberato di procedere alla proroga della sub concessione  con largo ed immotivato anticipo rispetto alla sua scadenza contrattuale.

 

Le motivazioni le abbiamo apprese successivamente sia per intervento diretto di alcuni esponenti dell'Opposizione ( e non tutti, ma solo la parte non schierata con il PD ) sia per le interviste concesse dallo stesso Prof. Giuseppe Proietti alla Stampa Locale.

 

Si parla di scissione societaria, di cause pendenti, di decisione presa sull'onda dell'emergenza al fine di tutelare il Patrimonio Comunale.

 

Interviste che nulla chiariscono e nulla definiscono per dirimere definitivamente la questione.

 

Alcuni esponenti della Maggioranza di Palazzo San Bernardino hanno anche affermato di non conoscere le carte ma di fidarsi dell'operato del Sindaco, rinviando ad una data successiva, una volta acquisite la carte, una riflessione più completa sull'argomento.

 

Ora appare indubbio che l'opacità politica ed istituzionale all'interno della quale sembra muoversi l'intera operazione possa far legittimamente insorgere dubbi, perplessità e timori in seno alla Cittadinanza.

 

Perchè il Prof. Giuseppe Proietti non ha informato il Consiglio Comunale e la Città sulla specifica evoluzioni dei fatti?

 

Perchè, nonostante l'asserita mancanza di informazione, i Consiglieri che formano la sua Maggioranza hanno votato il 6 Agosto la proroga della sub concessione?

 

Sembra un modo molto doroteo di gestire la Cosa Pubblica e poco allineato con l'esigenza di trasparenza e partecipazione dal Professore pensata e scritta all'indomani della tornata elettorale del 2014.

 

Con una battuta poco felice si potrebbe sostenere che appare un attegiamento e una scelta da " Tombarolo " della Politica piuttosto che una seria e trasparente prospettiva strategica di Governo di uno Studioso raffinato dell'affascinante e misterioso mondo Etrusco.

 

Non vogliamo però entrare nel merito della proposta Proietti inerente il titolo dell'operazione ( Scissione Societaria ) non conoscendone i contenuti reali.

 

Per assurdo potremmo anche non interessarci di questi contenuti oppure criticarli quando il Prof. Giuseppe Proietti si degnerà di renderli palesi alla Città , al Consiglio Comunale e alla sua stessa Maggioranza.

 

Ci interessa però stigmatizzare la procedura adottata e la forma perseguita.

 

Procedure e Forma nella Pubblica Amministrazione sono la sostanza delle cose e degli atti.

 

Ad essa va associata la pubblicità degli stessi atti e la loro tempestiva e preliminare comunicazione istituzionale e sociale.

 

La prima è stata del tutto assente, la seconda non sembra una prassi che il Prof. Giuseppe Proietti voglia seguire.

 

La Comunicazione Sociale è fondamnentale nei processi di partecipazione dei Cittadini alla gestione della Cosa Pubblica che altrimenti rimarrebbe asfitticamente chiusa all'interno di mura sorde ed impenetrabili.

 

Poi c'è un altro aspetto, non meno importante.

 

Il Prof. Giuseppe Prioietti nelle sue interviste e nelle sue scarse comunicazioni Istituzionali ha affermato che il COMUNE di TIVOLI è OBBLIGATO a dismettere la Partecipazione nella Società Acque Albule, in forza del DLGS 175 del 2016.

 

Questa è una BALLA!.

 

Cosa dice l'Art. 4 di quel Decreto?

 

Esattamente questo:

 

1. Le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società.

2. Nei limiti di cui al comma 1, le amministrazioni pubbliche possono, direttamente o indirettamente, costituire società e acquisire o mantenere partecipazioni in società esclusivamente per lo svolgimento delle attività sotto indicate: