I nostri soldi europei ai Paesi che non ci vogliono aiutare

Visegrad, una cittadina al confine con la Slovacchia, già capitale  ungherese durante il Regno di Carlo I , ha visto riuniti tre paesi dell'Europa dell'Est ( Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia ) in una sorta di Santa Alleanza antieuropea.

 

Successivamente al gruppo si è unita anche la Slovacchia.

 

Quale è l'humus che unisce questi  paesi un tempo gravitanti nell'ex blocco sovietico?

 

Difficle dirlo analizzando quel coacervo di passioni orientali che spesso fa perdere di vista il buon senso a quei popoli.

 

Un punto in comune è la volontà di sottrarsi a qualsiasi accentramento delle decisioni ( o almeno di alcune decisioni ) in sede europea.

 

In sostanza si nega a Bruxelles quasiasi procedura di ulteriore integrazione capace di sovrapporsi o annullare la sovranità nazionale dei singoli membri.

 

Altro elemento comune è senza alcun dubbio, sulla scia di quanto esposto precedentemente, una visione conservatrice e di destra, eminentemente nazionalista e xenofoba, della politica e della gestione del potere.

 

In Ungheria Viktor Orban ( che Salvini si accinge ad incontrare la prossima settimana per saldare il fronte sovranista e destrorso in vista delle prossime elezioni europee ) ha semplicemente eliminato qualsiasi autonomia della Magistratura, ha limitato la libertà di Stampa oltre a quella di pensiero e di parola ai suoi oppositori. 

 

Una specie di Erdogan in salsa magiara con tanto di sapori autoritari diffusi come si conviene al più classico dei Goulasch.

 

In Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia si notano le medesime tendenze e la medesima visione involutiva della democrazia.

 

Tutti e quattro i Paesi orientali sono coesi nel rifiutare qualsiasi accesso agli immigrati " non cristiani " ( evidente accentuazione di tipo razzistico ).

 

I Paesi di Visegard rappresentano un punto di attrazione futura anche per l'Austria, la Slovenia e la Croazia proprio sul tema degli immigrati.

 

Tali tendenze sono naturalmente connesse con una progettazione politica di chiaro stampo nazionalista e, per certi versi, addirittura fascista per la particolare visione che i protagonisti hanno della libertà e della democrazia in termini di contenimento e regressione al passato negando diritti personali e collettivi.

 

Il punto però è proprio questo.

 

L'Italia, Paese di confine dell'Europa e punto di contatto diretto con il Continente Africano e l'Area Medio Orientale, cosa avrebbe da guadagnare da un collegamento con una simile realtà e con tali personaggi?

 

Non è l'Unione Europea nelle sue Istituzioni che si oppone alla redistribuzione degli immigrati sbarcati in Italia, ma i singoli Paesi che ne fanno parte .

 

Infatti la Commissione Europea non ha poteri delegati sulla questione specifica .

 

In questo contesto sono proprio i Paesi di Visegrad a fare la voce grossa nell'impotenza complessiva del resto dei partner continentali.

 

I Paesi dell'Europa Orientale hanno approfittato degli indirizzi del Consiglio Europeo e della Commissione in tema di redistribuzione della ricchezza ( i cosiddetti Contributi Europei ) che mirano alla coesione e alla sussidiareità, incassando centinaia di miliardi di euro .

 

In pratica ci troviamo dinanzi ad una delle conseguenze del Teorema di incompletezza di Godel, dove nulla è irrefutabile nè prestabilito.

 

I Paesi dell'ex Blocco Sovietico nei primi anni novanta chiesero aiuto alla UE e all'Occidente democratico per uscire dalla crisi che li stava annichilendo e per poter ricostruire le fondamenta della democrazia distrutte da decenni di regime comunista.

 

C'era, ovviamente, anche il bisogno di trovare un ombrello istituzionale capace di garantire stabilità politica e indipendenza dai possibili ritorni del nazionalismo russo.

 

Tra il 2010 e il 2014 solo la Polonia ha ricevuto da Bruxelles circa 110 miliardi di euro in contributi.

 

Nel 2016 l'Ungheria ha ricevuto un saldo positivo pari a circa 4 miliardi di euro, la Polonia di circa 7 miliardi, la Repubblica Ceca di 3,5 miliardi e la Slovacchia di 2,2 miliardi di euro.

 

Nel solo 2016 l'Area Visegrad ha ricevuto complessivvamente circa 16 miliardi di euro.

 

Nel contempo la Germania ha avuto un saldo negativo di 13,190 miliardi di euro, la Francia di 8,472 miliardi e l'Italia di 2,347 miliardi di euro.

 

In genere tutti i Paesi dell'Est Europa nel 2016 hanno ricevuto consistenti Contributi dal Bilancio Europeo dimostrati dai saldi ceritificati sul sito del Parlamento Europeo.

 

La Slovacchia 2,016 miliardi, la Slovenia 0,206 miliardi, la Lituania 1,156 miliardi, la Lettonia 0,516 miliardi, la Croazia 0,530 miliardi, l'Estonia 0,491 miliardi, la Romania 5,985 miliardi e la Bulagaria 1,964 miliardi di euro.

 

Complessivamente, nel solo 2016 , i saldi positivi riconosciuti ai Paesi dell'Ex Blocco Sovietico dal Bilancio Europeo sono stati di circa 28 miliardi di euro, come dimostrato dalla Tabella allegata.

 

In pratica i Paesi dell'Europa Occidentale a democrazia avanzata hanno lautamente finanziato i traballanti Paesi dell'Est dando ad essi anche una stabilità politica altrimenti non ottenibile.

 

L'errore è stato proprio questo.

 

Un errore politico e di sostanza.

 

I meccanismi europei in sede decisionale presuppongono l'unanimità su questioni vitali e strategiche.

 

L' Area Visegrad è palesemente contro i processi di miglioramento dell'integrazione europea ed ha una visione della democrazia non in sintonia con i principi di uguaglianza, libertà e fraternità che dalla Rivoluzione Francese in poi hanno rappresentato i pilastri della civiltà e della democrazia per come l'abbiamo conosciuta e vissuta , con i dovuti distringuo connessi con il Nazismo, il Fascismo e gli appetiti delle borghesia nazionali che hanno spesso fagocitato gli interessi dei tanti all'interno dei propri desideri di espansione economica e finanziaria ricorrendo alle armi e alle guerre.

 

In effetti l'altro elemento fondante che era ben presente nella mente dei Padri Fondatori era la costruzione di un processo di progressiva integrazione per sanare gli opposti appetiti, mettere la museruola ai nazionalismi e costruire un futuro di pace e benessere per le popolazioni del Continente.

 

E' mancato però il respiro politico e tutto si è risolto nella accentuazione degli elementi più materiali con una visione neo liberista che in economia ha fatto dei disastri inenarrabili.

 

Ora il sovranismo, il nazionalismo, il populismo spicciolo hanno conquistato interi popoli e l'Unione Europea appare una nave in rotta di collisione con una serie di eventi che non è stata in grado nè di prevenire nè di prevedere.

 

Cosa unisce in realtà Salvini, Le Pen, i nazionalisti tedeschi e quelli austriaci all'Area di Visegrad?

 

Una visione minimalista dell'Europa o come semplice somma economica di opportunità o come contenitore da collassare all'unanimità.

 

Non è un caso che Putin guardi con interesse a tali processi e non è un caso che li sostenfga sia politicamente che economicamente.

 

Un esempio lo offre l'Ungheria che ha stretto rapporti economici e commerciali con la Russia, soprattutto nel settore energetico ( adesione al Turkish Stream gestito da Gazprom e il finanziamento russo per l'ampliamento dell'impianto nucleare di Paks ).

 

Le stesse cose potremmo dire di Salvini e Di Maio che auspicano la cancellazioni della sanzioni imposte a Mosca dopo i gravissimi fatti ucraini.

 

La vera partita, insomma, non si gioca sui migranti perchè in realtà questo potrebbe essere semplicemente un espediente mediatico per rinserrare le fila del cosiddetto popolo attorno ad un'idea di Nazione e di Europa diametralmente opposto a quella fino ad ora pensata e vissuta, all'interno di un gioco democratico che sembra tuttavia ormai asfittico e privo di prospettive reali.

 

Rassegnamoci, sarà uno scontro accesissimo e la destra è in grande vantaggio.

 

 

Battistello da Fermo.

 

 

 

 

Tabella riassuntiva dei saldi attivi e passivi dei vari Paesi Europei nel 2016

 

 

 

PAESE

Contr. Versati

 ( MLD )

Contr. Acquisiti

 ( MLD )

Note

Saldi ( +/- )

( MLD )

 

 

 

 

 

Belgio

3,610

7,333

5 mld per Funz. Istituzioni Comunitarie

 - 1,277

Bulgaria

0,381

2,345

 

1,964

Rep. Ceca

1,361

4,690

 

3,329

Danimarca

2,202

1,431

                         

          - 0,771

Germania

23,273

10,082

 

        - 13.191

Estonia

0,182

0,673

 

0,491

Irlanda

1,674

2,037

 

0,263

Grecia

1,509

5,849

 

4,340

Spagna

9,563

11,592

 

2,029

Francia

19,476

11,274

 

 

Croazia

391

921

 

0,530

Italia

13,939

11,592

 

          - 2,347

Cipro

0,152

0,185

 

0,33

Lettonia

0,218

0,734

 

0,516

Lituania

0,319

1,477

 

1,158

Lussemburgo

0,311

1,787

1,470 per Funz. Istituzioni U.E.

0,006

Ungheria

0,924

4,5

 

3,576

Malta

0,81

0,207

 

0,126

Olanda

4,343

2,289

 

        - 2,054

Austria

2,762

1,939

 

        - 0,823 

Polonia

3,553

10,637

 

7,084

Portogallo

1,587

3,384

 

1,797

Romania

1,374

7,359

 

5,985

Slovenia

0,339

0,545

 

0,206

Slovacchia

0,646

2,662

 

2,016

Finlandia

1,828

1,530

 

         - 0,298

Svezia

3,312

1,711

 

         - 1,621

Regno Unito

12,759

7,051

 

         - 5,708