Il saldo finanziario del 2016 tra Italia e Europa: come stanno le cose?

Il Vice Premier Di Maio ha recentemente sostenuto che, in caso di disimpegno dell'Unione Europea dinanzi alla questione accoglimento Profughi e, nello specifico, delle problematiche connesse con il caso della nave Diciotti appartenente alla Guardia Costiera Italiana, l'Italia si vedrebbe costretta a rivedere la propria contribuzione al Bilancio della UE .

 

Tale impostazione è stata altresì sostanzialmente sostenuta dal Presidente Conte e dall Ministro dell'Interno Salvini, anch'egli Vice Premier .

 

Di Maio ha rilasciato dichiarazioni pubbliche evidenziando la cifra che, a suo parere, il nostro paese ogni anno trasferisce alla UE come conseguenza degli accordi specifici a suo tempo siglati.

 

Secondo Di Maio la somma dei contributi italiani ammonterebbe a ben 20 miliardi di euro.

 

Non sappiamo dove Di Maio abbia preso questa cifra, certamente non dalle fonti ufficiali.

 

Nel 2016 ( Fonte Sito Parlamento Europeo ) l'Italia ha versato alla UE 13,939 Miliardi di Euro ricevendo in cambio a sua volta contributi per 11,592 Miliardi di euro.

 

Il saldo passivo per l'Italia, quindi, sarebbe di 2,437 miliardi di euro e non di 20 miliardi come stranamente ha indicato il buon Di Maio.

 

Il mancato pagamento dei Contributi garantiti dall'Italia al Bilancio UE farebbe precipitare l'Unione all'interno di una crisi politica di vastissima portata ( Putin osserva con simpatica attenzione la situazione e Trump non è da meno ) e l'Italia ne uscirebbe con le ossa rotte.

 

Facile prevedere le tensioni politiche, economiche e finanziarie che si abbatterebbero sul nostro Paese con lo spread che raggiungerebbe picchi catastrofici causando problemi di tenuta ai bilanci di imprese e famiglie.

 

Ad oggi la differenza tra Bun e BTP è di 281 punti, da maggio del 2018 è salito di ben 130 punti.

 

La tendenza è chiara ed anche le fluttuazioni: ad ogni esternazione allarmistica e inconcludente di un membro del Governo Italiano corrisponde un balzo dello spread, poi parzialmente riassorbito ma non in maniera totale.

 

Questo dimostra che anche acquisendo come strumentali tutte queste esternazioni apodittiche con l'unico scopo di ottenere dalla UE il via libera allo sforamento del famoso 3% dei parametri che definisce il limite di oscillazione tra Debito e PIL, il danno è già stato fatto ed è rilevante.

 

Già oggi lo Stato paga interessi sui propri debiti più alti rispetto al recente passato e tra poco, soprattutto con l'approssimarsi della fine del quantitative easyng, i mercati saranno costretti a riallinearsi su tassi più alti rispetto ad ora.

 

Ciò comporterà minori investimenti di sistema, maggiori coperture finanziarie per la spesa corrente di sistema, maggiori difficoltà per gli approvvigionamenti del Sistema Bancario e maggiori oneri connessi ai prestiti per Imprese e Famiglie.

 

Se ne dovrebbe preoccupare soprattutto il Governo perchè , in caso di consolidamento di questa tendenza, non sarà possibile mantenere le promesse elettorali legate a: reddito di Cittadinanza, cancellazione della Legge Fornero, riduzione delle tasse per tutti e blocco della clausola di salvaguardia relativa all'aumento automatico dell'IVA ( solo questo aspetto pesa circa 13 miliardi di euro ).

 

Le esternazioni a cui abbiamo accennato, all'opposto, sembrano andare in direzione diversa e contraria ai reali interessi del Paese ma anche a quelli, strumentali fin che si voglia, dell'attuale maggioranza di Governo.

 

 

http://www.europarl.europa.eu/external/html/budgetataglance/default_it.html#italy

 

 

Battistello da Fermo